Quando stai considerando l’investimento in un certificato finanziario, può sembrare complicato comprendere tutti gli elementi che ne determinano il valore.

Eppure, una volta identificate le caratteristiche principali da analizzare, il processo diventa molto più maneggevole.

Vediamo insieme i criteri essenziali per fare una valutazione consapevole.

Comprendere il sottostante e lo strike price

Il primo passo è identificare chiaramente il sottostante, cioè l’asset su cui il certificato si basa. Potrebbe trattarsi di un’azione, un indice, una materia prima o una coppia valutaria. Il valore del certificato dipende esclusivamente dall’andamento di questo sottostante rispetto allo strike price, il prezzo di riferimento stabilito al momento dell’emissione.

Immagina di acquistare un certificato su un’azione quotata a 50 euro. Lo strike price è fissato a quel livello. Se l’azione sale a 60 euro, il tuo certificato avrà catturato questo movimento, con i guadagni o le perdite che dipendono dalla struttura specifica del prodotto. Non stai acquistando direttamente l’azione, ma l’esposizione al suo movimento di prezzo, il che rappresenta una differenza fondamentale rispetto all’acquisto diretto di azioni.

Analizzare la protezione del capitale

Un aspetto cruciale della valutazione riguarda se il tuo capitale è protetto e in che misura. Esistono tre scenari principali:

  • Il primo è la protezione totale del capitale, dove l’importo investito è garantito alla scadenza del certificato, indipendentemente dall’andamento del sottostante. La protezione è una sicurezza ma ha un costo, riflesso solitamente in rendimenti attesi inferiori.
  • Il secondo scenario riguarda la protezione condizionata, dove il capitale è protetto a condizione che il prezzo del sottostante non scenda oltre una certa barriera durante la vita del certificato. Se tale barriera viene toccata, la protezione decade e potresti perdere parte o tutto il capitale. L’approccio offre un equilibrio tra protezione e potenziale di guadagno.
  • Infine, esiste la protezione assente, dove il certificato non offre garanzie sul capitale investito. In questi casi, il valore del certificato può diminuire al di sotto dell’importo iniziale. Sebbene più rischioso, questo tipo di certificato può offrire rendimenti potenzialmente superiori.

Valutare la durata e l’orizzonte temporale

I certificati hanno una scadenza prefissata che rappresenta un elemento chiave nella valutazione. Diversamente dai fondi comuni o dagli ETF, che non hanno una data di scadenza, i certificati devono essere gestiti con consapevolezza del loro termine temporale.

La caratteristica presenta sia vantaggi che svantaggi. Da un lato, consente di pianificare con precisione quando rientrerai in possesso del tuo capitale. Dall’altro, significa che il momento di acquisto è strategicamente importante. Se investi quando il mercato sta attraversando una fase negativa e la scadenza è vicina, potresti non avere tempo sufficiente per recuperare eventuali perdite attraverso un rimbalzo di mercato. È quindi essenziale allineare l’orizzonte temporale del certificato con la tua strategia di investimento complessiva.

Esaminare i costi e le commissioni

Spesso trascurato dagli investitori meno esperti, l’analisi dei costi è determinante per la performance finale del tuo investimento. I certificati incorporano vari livelli di costi:

La commissione di vendita implicita è particolarmente importante da comprendere. Quando un certificato viene emesso, il suo prezzo di collocamento è superiore al valore teorico dello strumento. La differenza, la spread iniziale, remunera la rete di distribuzione e il consulente. Per questo motivo, è preferibile acquistare certificati sul mercato secondario (come il SeDeX di Borsa Italiana) dopo l’emissione, piuttosto che durante il collocamento iniziale, quando la commissione implicita è massima.

Oltre alle commissioni, devi considerare anche l’ampiezza dello spread denaro-lettera, la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita. Su mercati meno liquidi, questo spread può essere considerevole, erodendo significativamente i tuoi guadagni se decidi di vendere prima della scadenza.

Considerare il rischio emittente e la liquidità

Non dimenticare che il certificato è un’obbligazione emessa da un intermediario finanziario, solitamente una banca. Ciò significa che sei esposto al rischio che questa banca non sia in grado di adempiere ai suoi obblighi di pagamento. È quindi prudente verificare il rating creditizio dell’emittente presso agenzie come S&P, Moody’s o Fitch.

La liquidità è un altro aspetto spesso sottovalutato. Sebbene i certificati siano quotati su mercati regolamentati, offrono solitamente una liquidità inferiore rispetto ad altri strumenti come le azioni blu chip. Se la necessità di vendere prima della scadenza è concreta, assicurati di verificare i volumi di negoziazione regolari del certificato specifico. Un prodotto poco scambiato potrebbe costarti caro in termini di spread ampi.

Allinearsi al tuo profilo di rischio

Infine, la valutazione più importante è quella tra il profilo di rischio del certificato e la tua tolleranza personale al rischio. Un certificato con potenziale di guadagno elevato è attraente, ma solo se sei veramente consapevole delle perdite che potresti subire nel peggiore dei scenari.

Prenditi il tempo di leggere il prospetto informativo, consultare un consulente finanziario qualificato e assicurarti che ogni certificato che consideri sia coerente con i tuoi obiettivi di investimento e la tua capacità di sopportare volatilità di mercato.

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