Come abbiamo già visto in una precedente guida, I certificati finanziari sono strumenti finanziari la cui performance è legata all’andamento di un sottostante.
In termini tecnici, si tratta di derivati cartolarizzati: una combinazione di contratti finanziari (principalmente opzioni) incorporati in un unico titolo, che viene negoziato sui mercati regolamentati proprio come una normale azione.
Per cominciare a capire come funzionano, è importante distinguerli dagli altri strumenti finanziari che conosci già. Quando acquisti un’azione, ricevi dividendi e voti in assemblea. Quando compri un’obbligazione, ricevi cedole prefissate. Con un certificato, invece, la situazione è diversa: ricevi premi e rimborsi al verificarsi di determinate circostanze, stabilite nel prospetto informativo al momento dell’emissione.
Come funziona il meccanismo base dei certificates
Il funzionamento di un certificate dipende da tre elementi fondamentali:
- il sottostante
- lo strike price (prezzo di riferimento)
- il profilo di pay-off (il modo in cui guadagni o perdi).
Per prima cosa, teniamo a mente che il sottostante non è altro che l’asset a cui il certificate è ancorato. Può essere un’azione singola, un indice di borsa (come il FTSE MIB), una materia prima, una valuta, o persino un paniere di più strumenti finanziari. Non sei tu a possedere direttamente il sottostante, ma il certificato replica la sua performance seguendo regole prestabilite.
Lo strike price è invece il livello di prezzo del sottostante fissato al momento in cui emetti il certificato. Diventa dunque il punto di riferimento da cui si misura tutta l’evoluzione della performance nel tempo.
Facciamo un esempio pratico
Supponiamo che un emittente (una banca) lanci un certificato su azioni Generali con strike a 25 euro. Il prezzo attuale delle azioni Generali è proprio 25 euro. Tu acquisti il certificato con un importo nominale di 100 euro. Ora il certificato “segue” il prezzo di Generali, ma secondo regole specifiche che dipendono dal tipo di certificato che hai scelto.
Se il certificato è un certificato semplice di replica, il certificato guadagna o perde proporzionalmente a come si muove Generali. Se Generali sale a 30 euro (un rialzo del 20%), il tuo certificato vale approssimativamente 120 euro. Se Generali scende a 20 euro (una perdita del 20%), il tuo certificato scende a circa 80 euro.
Non sempre però le cose sono così semplici.
Barriere e protezione del capitale
Qui entra spesso in gioco un meccanismo tipico dei certificati: la barriera. Che altro non è che un livello di prezzo prestabilito del sottostante che determina specifici effetti sul funzionamento del certificate. Non tutti i certificati hanno barriere, ma molti sì e dunque ti conviene prendere subito confidenza con questo termine.
Un esempio di certificato con barriera è il Bonus Certificate. Immagina di sottoscrivere un Bonus Certificate con strike a 25 euro e una barriera al 50% (12,50 euro). Se Generali, durante la vita del certificato, non scende mai sotto i 12,50 euro, a scadenza ricevi un premio bonus predefinito, ad esempio il 100% dell’importo investito più un bonus extra. Ma se la barriera viene toccata anche una sola volta, perdi la protezione e ricevi quanto il certificato vale realmente in quel momento.
Ci sono anche certificati con protezione totale del capitale che garantiscono il rimborso del 100% dell’investimento iniziale a scadenza, indipendentemente da come va il mercato. Oppure certificati con protezione parziale che garantiscono il rimborso di una percentuale (ad esempio l’80%) del capitale investito.
Insomma, a seconda di quelle che sono le tue preferenze di rendimento e le tue propensioni al rischio, potrai trovare facilmente un prodotto per te.
Cos’è l’effetto leva
Un’altra caratteristica importante che dovresti conoscere è la leva finanziaria. Alcuni certificati, i leverage certificates, amplificano infatti i movimenti del sottostante. Per esempio, un leverage certificate con leva 2x su Generali amplifica i guadagni (e le perdite) di un fattore due. Se Generali sale del 10%, il tuo certificate sale del 20%. Ovviamente, se Generali scende del 10%, il tuo certificato scende del 20%.
I leverage certificates si dividono in bull (se scommetti al rialzo) e bear (se scommetti al ribasso). Un bear certificate con leva 2x guadagna quando il sottostante scende.
Premi periodici e effetto memoria
Le cose non sono però finite qui. Alcuni certificati, come i Cash Collect, offrono premi cedolari periodici (mensili, trimestrali) se determinate condizioni sono soddisfatte. Ad esempio, se il sottostante rimane al di sopra di un certo livello barriera alla data di valutazione, ricevi un premio. E questo avviene anche in mercati laterali, dove il prezzo del sottostante non sale né scende significativamente.
Una caratteristica sofisticata è l’effetto memoria: se in una data di valutazione le condizioni non sono soddisfatte e il premio non viene pagato, quel premio rimane “in memoria” e potrà essere incassato successivamente al verificarsi delle condizioni.
Come negoziare i certificates
Dal punto di vista pratico, acquisti e vendi i certificati proprio come le azioni: li cerchi nella piattaforma di trading, inserisci un ordine di acquisto o vendita. Sono quotati su mercati regolamentati (in Italia su SeDeX di Borsa Italiana), il che significa che puoi comprarli e rivenderli in qualsiasi momento durante l’orario di contrattazione. Un market maker (solitamente una banca emittente) garantisce continuativamente prezzi di acquisto e vendita, facilitando la liquidità.
Fin qui, alcuni dei meccanismi di base del funzionamento dei certificati. Se vuoi saperne di più dai uno sguardo alle altre pagine di questo sito o scrivici qui.