I certificati bonus (bonus certificates) sono certificati finanziari a capitale condizionatamente protetto che permettono di investire su un sottostante come un’azione, un indice, una materia prima o una valuta. La loro caratteristica principale è offrire all’investitore un rendimento minimo garantito, chiamato appunto bonus, anche nel caso di un ribasso moderato dell’attività sottostante.

Se sei un investitore alle prime armi, puoi pensare a questi strumenti come a un compromesso interessante tra il desiderio di guadagnare da un potenziale rialzo del mercato e la necessità di proteggere almeno in parte il tuo capitale da movimenti ribassisti.

Conosciamolo un po’ meglio!

Come funziona il meccanismo del bonus

Il funzionamento di un bonus certificate si basa su due elementi fondamentali: il bonus fisso e la barriera protettiva. Alla sottoscrizione del certificato, l’emittente fissa un bonus predeterminato, espresso solitamente come percentuale del prezzo di emissione. Se il sottostante non scende mai al di sotto di un livello critico (la barriera), alla scadenza riceverai il tuo capitale iniziale più il bonus garantito. Il bonus è dunque un rendimento minimo che puoi incassare anche se il titolo sottostante si muove leggermente al ribasso, a patto naturalmente che rimanga sopra la barriera stabilita.

Il funzionamento è semplice: alla scadenza hai due scenari possibili. Nel primo scenario, se il sottostante non ha mai toccato la barriera, ricevi il maggiore tra il capital gain registrato dal sottostante oppure il bonus fisso. Se l’azione è salita notevolmente, benefici di quel rialzo. Se invece si è mossa poco, incassi comunque il bonus. Nel secondo scenario, se il sottostante scende sotto la barriera durante la vita del certificato, perdi la protezione condizionata e il rimborso a scadenza dipenderà direttamente dalla performance negativa del sottostante stesso.

Il funzionamento della barriera nei certificati bonus

La barriera di protezione può essere più alta o più bassa e viene definita dall’emittente in fase di strutturazione del prodotto. Supponiamo di acquistare un bonus certificate su un’azione che quota a 100 euro con una barriera fissata all’80%. Se il titolo scende a 90 euro rimane comunque sopra la barriera e mantieni la protezione. Se però scende a 75 euro, tocca la barriera e il certificato perde la sua protezione condizionale. A questo punto il tuo rimborso sarà uguale alla performance negativa dell’azione, con potenziale perdita effettiva.

Un prodotto bonus con una barriera di protezione più alta, quindi posta più vicina al valore di riferimento iniziale del sottostante, essendo più rischioso, prevederà un premio al rischio maggiore sotto forma di bonus più elevato. È il trade-off classico della finanza: più protezione vuoi (barriera più vicina al prezzo attuale), più ricchi premi richiedi per compensare il rischio aggiuntivo.

Le varianti: Bonus Cap e Top Bonus

Non esiste un’unica versione di bonus certificate. Esiste la versione del certificato bonus cap dove il cap significa che c’è un tetto massimo al rendimento, al bonus che può essere pagato dal certificate. Se il sottostante guadagna più del cap, incassi comunque solo il valore massimo prestabilito. Il limite sul rendimento positivo è compensato da un bonus più generoso rispetto a un bonus certificate senza cap.

Il bonus cap è un prodotto più rischioso, perché la barriera può essere osservata in continuo, mentre il top bonus è un prodotto meno rischioso, perché l’osservazione avviene esclusivamente ad una data precisa, la data di valutazione finale del prodotto. La differenza operativa è importante: nel bonus cap il certificato monitora il sottostante continuamente durante tutta la vita (barriera americana), mentre nel top bonus il controllo avviene soltanto alla scadenza (barriera europea). Con il bonus cap c’è dunque una probabilità leggermente maggiore di toccare la barriera, motivo per cui offre rendimenti potenzialmente più alti a compensazione del rischio aggiunto.

A chi si rivolgono questi certificati?

I Bonus Certificate sono certificati adatti per quegli investitori che hanno una visione laterale, moderatamente rialzista o ribassista sul sottostante. Se pensi che un’azione rimarrà sostanzialmente stabile o crescerà lentamente, oppure se ritieni che potrebbe calare leggermente ma non drasticamente, un bonus certificate potrebbe fare al caso tuo. Sono particolarmente utili in fasi di mercato incerte, quando preferisci non esporti pienamente al ribasso di un titolo.

Non sono invece adatti se hai prospettive fortemente ribassiste o se cerchi esposizioni con leva finanziaria. Rappresentano una soluzione intermedia tra l’investimento diretto in azioni e gli strumenti a capitale integralmente protetto, con una durata solitamente tra uno e cinque anni.

Alcuni aspetti da non sottovalutare

I certificati sono strumenti derivati e presentano complessità che richiedono attenzione. Un aspetto spesso trascurato è che i certificati bonus non pagano dividendi, che gli azionisti ottengono su base annuale o trimestrale. Se acquisti un bonus certificate su un’azione che distribuisce cedole, perderai quella fonte di reddito. Inoltre, il prezzo di rimborso viene stabilito solo a scadenza, il che limita la flessibilità rispetto all’acquisto diretto di azioni.

Prima di investire, è essenziale leggere il KIID (Foglio informativo chiave per l’investitore) fornito dall’emittente, dove troverai il livello di rischio, le caratteristiche della barriera, l’ammontare del bonus e altri dettagli fondamentali. Presta attenzione anche al rischio di controparte: il certificato è un credito nei confronti dell’emittente, quindi se la banca che lo ha emesso dovesse avere problemi di solvibilità, il tuo investimento sarebbe a rischio.

Se vuoi saperne di più, ti ricordiamo che puoi contattare un esperto scrivendoci qui!