Prima di investire in certificati finanziari è molto importante capire quali siano le differenze rispetto agli altri strumenti finanziari più noti come, ad esempio, ETF, fondi comuni e azioni.
Tutti questi strumenti hanno infatti qualcosa in comune: permettono di investire denaro e ottenere un rendimento. Sono però in realtà molto diversi tra loro. E comprendere le differenze è fondamentale per fare scelte consapevoli e adatte al tuo profilo di rischio e ai tuoi obiettivi finanziari.
I certificati: cosa sono e come si differenziano
Come abbiamo più volte ricordato, i certificati finanziari (o certificates) sono strumenti derivati che replicano l’andamento di un’attività sottostante. Il sottostante può essere un’azione singola, un indice di borsa, una materia prima, una valuta o persino un paniere di titoli diversi. La cosa importante da sapere è che il valore del certificate dipende da quello che accade al sottostante, ma il certificate stesso è un prodotto a sé stante che puoi comprare e vendere in borsa.
Una caratteristica che rende i certificati peculiari è la struttura flessibile: incorporano al loro interno opzioni finanziarie che permettono di creare payoff complessi. Pertanto, a differenza di altri strumenti, potresti guadagnare anche se il mercato sottostante non si muove nella direzione che avevi previsto, purché restino rispettate certe condizioni.
ETF: semplicità a basso costo
Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono invece fondi d’investimento quotati che replicano l’andamento di un indice o di un insieme di titoli. A differenza dei certificate, gli ETF non sono strumenti derivati ma veri e propri fondi, il che significa che godono di una protezione normativa significativa.
Quando acquisti un ETF, stai effettivamente comprando una piccola quota di un paniere di titoli gestito passivamente. Se l’indice contiene 100 azioni, l’ETF possiede quelle 100 azioni (oppure utilizza strumenti come swap per replicare il risultato). I vantaggi principali degli ETF sono due: trasparenza totale della composizione e costi di gestione molto bassi, generalmente inferiori allo 0,5% annuo.
Un altro vantaggio degli ETF è la protezione nel caso di fallimento della banca che li gestisce: il patrimonio dell’ETF è custodito presso una banca depositaria ed è patrimonio separato, quindi rimane intatto anche se la società di gestione fallisce.
Fondi comuni: gestione attiva e personalizzazione
I fondi comuni d’investimento funzionano in modo diverso dagli ETF. Mentre gli ETF replicano passivamente un indice, i fondi comuni hanno gestori che cercano attivamente di battere il mercato scegliendo quali titoli comprare e vendere. Così facendo il gestore si riserva una maggiore flessibilità e potenzialmente rendimenti superiori al benchmark, a fronte però di costi di gestione significativamente più alti, spesso tra l’1% e il 2% annuo o superiore.
Come gli ETF, anche i fondi comuni godono di una protezione normativa solida e il patrimonio rimane separato da quello del gestore. Diversamente dagli ETF, che puoi vendere in qualsiasi momento come se fossero azioni, il prezzo del fondo viene calcolato solitamente una sola volta al giorno.
Azioni: proprietà diretta e responsabilità totale
Quando compri un’azione, diventi proprietario di una piccola parte dell’azienda, garantendoti così diritti specifici come ricevere i dividendi e votare nelle assemblee degli azionisti. Le azioni rappresentano il massimo grado di controllo e potenzialmente di rendimento, ma anche di rischio e responsabilità.
A differenza di certificati, ETF e fondi, le azioni non hanno una scadenza e non incorporano strategie predefinite. Il loro prezzo dipende esclusivamente dalla salute economica dell’azienda e dalle dinamiche di mercato. Se l’azienda fallisce, il tuo capitale è completamente a rischio.
La differenza fondamentale: derivati vs non derivati
Anche se tutti gli strumenti di cui sopra hanno caratteristiche molto specifiche, c’è sempre una centrale da cui dovresti partire: i certificati sono strumenti derivati, mentre ETF, fondi e azioni non lo sono.
Insomma, il valore di un certificate è “derivato” da altro, e il suo prezzo è determinato matematicamente in base a formule che includono il sottostante, il tempo residuo e la volatilità. Una caratteristica che rende i certificati affascinanti per chi vuole strategie sofisticate, ma più complessi per chi invece non è interessato a esplorare questo mondo di vantaggi.
C’è la questione dei costi
Su questo punto la differenza è netta. Gli ETF hanno i costi più bassi, con commissioni di gestione che raramente superano lo 0,5% annuo. I fondi comuni costano di più, mediamente tra l’1% e il 2%, poiché la gestione attiva richiede analisti e gestori qualificati.
I certificati hanno costi variabili che dipendono dalla tipologia e dall’emittente, ma c’è un aspetto importante da considerare: se acquisti in fase di collocamento (al lancio), paghi una commissione implicita piuttosto elevata. Invece, comprandoli successivamente sul mercato secondario (SeDex), i costi diminuiscono sensibilmente. Le azioni hanno il costo dell’intermediazione al momento dell’acquisto e della vendita, oltre a eventuali imposte di bollo.
Parliamo anche di liquidità e scadenze
Per separare concettualmente i certificati dagli altri strumenti bisogna anche introdurre i concetti di liquidità e scadenza.
In particolare, gli ETF non hanno scadenza: rimangono in vita finché la società di gestione decide di mantenerli. Puoi comprarli e venderli in qualsiasi momento come se fossero azioni, con estrema facilità.
I fondi comuni non hanno scadenza, ma puoi riscattare le tue quote quotidianamente, anche se il prezzo viene calcolato una sola volta al giorno.
I certificati hanno una scadenza prefissata. Quando arriva quella data, il certificate viene esercitato automaticamente e ricevi il valore di rimborso calcolato secondo le regole stabilite all’emissione. Prima della scadenza, puoi rivenderli, ma la liquidità dipende dalla disponibilità del market maker (l’emittente o un intermediario che “fa prezzo”).
Le azioni non hanno scadenza e puoi comprarle e venderle liberamente durante gli orari di borsa, con ottima liquidità soprattutto se si tratta di titoli large-cap.
Il rischio emittente
Occorre poi parlare anche del rischio emittente, che non può certo essere sottovalutato. Quando acquisti un certificate, sei esposto al rischio che la banca emittente non sia in grado di rimborsarsi alla scadenza. Se la banca fallisce, il tuo capitale è a rischio. I certificati non sono protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) come i depositi bancari.
Con gli ETF e i fondi comuni, questo rischio è praticamente assente perché il patrimonio è separato e custodito presso banche terze. Se il gestore fallisce, il fondo rimane intatto.
Con le azioni, il rischio emittente esiste ma è il rischio aziendale: se l’azienda fallisce, il capitale azionario è quello più colpito, ma la responsabilità è limitata all’importo investito.
La tassazione dei certificati e degli altri strumenti
In Italia, esiste un’anomalia normativa che rende i certificati particolarmente interessanti per alcuni investitori. Le plusvalenze realizzate sui certificati sono tassate al 26% ma sono considerate “redditi diversi”, il che significa che puoi usare le plusvalenze per compensare minusvalenze pregresse su altri strumenti.
Con gli ETF e i fondi comuni, invece, le plusvalenze sono “redditi di capitale” e le minusvalenze sono “redditi diversi”, quindi non puoi compensare le minusvalenze con le plusvalenze dagli stessi strumenti.
Le azioni seguono lo stesso regime dei certificati: plusvalenze tassate al 26% come redditi diversi, con possibilità di compensazione.
Quale scegliere: certificati finanziari o… altro?
La risposta dipende dai tuoi obiettivi e dalla tua esperienza. Se sei alle prime armi e vuoi semplicità, trasparenza e bassi costi, gli ETF sono la scelta migliore. Ti permettono di diversificare con piccoli importi e di comprendere facilmente cosa stai acquistando.
Se invece hai orizzonte di investimento lungo e vuoi una gestione professionale che cerchi di battere il mercato, i fondi comuni possono essere adatti, purché tu sia consapevole dei costi più elevati.
Se sei un investitore esperto che vuole sfruttare strategie sofisticate, ad esempio guadagnando in mercati laterali o proteggendo il capitale, i certificati offrono flessibilità unica, ma richiedono una comprensione approfondita di come funzionano.
Infine, le azioni dirette sono ideali se vuoi proprietà e controllo specifico su un’azienda, o se desideri ricevere dividendi regolari.
La scelta giusta raramente è “uno contro l’altro”: molti investitori intelligenti combinano questi strumenti all’interno di un portafoglio diversificato, sfruttando i punti di forza di ciascuno.
Se vuoi saperne di più e richiedere il parere di un esperto, puoi sempre scriverci!