Quando ti trovi a scegliere tra diversi certificati finanziari, è facile essere attratto dalla cedola più alta, cioè dal rendimento percentuale promesso.
Tuttavia, guardare solo a questo numero significa perdere di vista l’elemento fondamentale di ogni decisione di investimento: il rapporto tra il rendimento che aspetti e il rischio che sei disposto a correre.
In questa sezione scoprirai gli indicatori principali che devi conoscere per valutare correttamente i certificates.
Il rendimento atteso
Cominciamo dal dato più intuitivo. Il rendimento atteso di un certificato rappresenta il guadagno che potresti ottenere, generalmente espresso come percentuale annuale. Nei certificati strutturati, il rendimento può provenire da cedole periodiche (mensili, trimestrali o annuali) oppure da un guadagno calcolato a scadenza confrontando il prezzo finale con quello iniziale.
Un aspetto importante da capire è che una cedola più alta non significa automaticamente un investimento migliore. Se un certificato offre una cedola dell’8% annuo mentre un altro ne offre il 12%, potrebbe sembrare ovvio scegliere il secondo. Ma attenzione: una cedola superiore di solito compensa un rischio maggiore. Per questo è fondamentale confrontare sempre rendimenti simili su profili di rischio simili.
La volatilità dei sottostanti
La volatilità è una misura della variabilità dei prezzi del sottostante nel tempo. Se il prezzo di un’azione oscilla frequentemente e in modo marcato, diremo che ha alta volatilità. Se, invece, si muove gradualmente e in modo più prevedibile, ha bassa volatilità.
L’indicatore è importante per i certificati perché le oscillazioni del sottostante influenzano direttamente il valore del certificato stesso. Un certificato scritto su un’azione molto volatile sarà più rischioso di uno basato su un indice ampio, che contiene cento società diverse e quindi è naturalmente più stabile. Per farti un’idea concreta: mentre un indice come lo S&P 500 ha una volatilità giornaliera tra lo 0,5% e l’1%, un singolo titolo azionario può oscillare del 3-5% in un solo giorno.
La volatilità implicita
Esiste poi la volatilità implicita, che è diversa da quella storica e merita attenzione particolare. Mentre la volatilità storica misura le variazioni passate, la volatilità implicita riflette le aspettative di volatilità futura, calcolate dal mercato sulla base dei prezzi delle opzioni.
Per i certificati, il movimento della volatilità implicita ha un effetto importante sul prezzo. Se aumenta, potrebbe ridurre il valore del certificato, indipendentemente da cosa fa il sottostante: accade perché una volatilità attesa più elevata significa che il mercato percepisce maggiore incertezza, e quindi vuole compensarsi con un rendimento più alto. Di conseguenza, il prezzo del certificato scende.
Lo spread bid-ask
Quando guardi il prezzo di un certificato sullo schermo, vedi due quotazioni: il prezzo di acquisto (ask) e il prezzo di vendita (bid). La differenza tra questi due prezzi si chiama spread. È il costo nascosto della transazione: quando compri al prezzo ask e poi vendi, la prima cosa che devi recuperare è proprio questo spread.
Uno spread stretto (piccolo) è un segno positivo perché significa che il certificato è liquido, cioè viene negoziato frequentemente e il mercato è concorrenziale. Uno spread ampio potrebbe segnalarti di stare attento: o il certificato è poco scambiato oppure l’emittente sta facendo margini ampi sulla tua transazione.
La massima perdita possibile
Questo è un indicatore spesso sottovalutato ma fondamentale. Quale perdita massima potrei subire se le cose andassero male? Nei certificati con barriera, la risposta non è sempre intuitiva.
Se il certificato ha una protezione del capitale ma contiene una barriera, la perdita massima non è il 100% dell’investimento: potrebbe essere inferiore se la barriera è impostata a un livello ragionevole. Viceversa, se il certificato è scritto su sottostanti molto volatili, la massima perdita potrebbe essere consistente. Per questo, prima di investire, devi sempre cercare nel prospetto informativo il “worst case scenario”.
La durata residua
La scadenza del certificato, o meglio il tempo che rimane fino a essa, influenza sia il rendimento atteso che il rischio. Un certificato con scadenza prossima avrà meno tempo per le cose a andare male, ma avrà anche una cedola totale inferiore davanti a te. Un certificato con 5 anni di durata offre potenzialmente più guadagno, ma anche più tempo di volatilità da affrontare.
Il rischio emittente
Non dimenticare che chi emette il certificato è una banca, e le banche possono fallire. Il rischio emittente non è solo teorico: significa che, indipendentemente da quanto bene si comporta il sottostante, se la banca va in difficoltà potresti non ricevere quanto promesso. Per questo vale la pena verificare il rating creditizio dell’emittente: una banca con rating AAA è più sicura di una con rating BBB.
Come Usare questi Indicatori
La pratica più sana è valutare i certificati guardando al rendimento corretto per il rischio. Significa confrontare certificati con profili di rischio simili e poi scegliere quello che offre il miglior rendimento. Non è una formula magica, ma un approccio metodico che riduce le sorprese sgradite.
Ricorda: un certificato con sottostanti indici avrà cedole mediamente più basse rispetto a uno con azioni singole, ma sarà anche più stabile. La scelta dipende da quale profilo di rischio si adatta al tuo portafoglio e ai tuoi obiettivi di investimento.
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