I certificati a capitale protetto sono strumenti finanziari che ti permettono di investire in un’attività sottostante mantenendo una garanzia di protezione del capitale. L’attività sottostante può essere un’azione, un indice azionario, una valuta, una materia prima o un tasso di interesse.

A differenza di un investimento diretto, dove il tuo capitale è esposto completamente ai rischi di mercato, questi certificati ti offrono uno “scudo”: se il sottostante scende, tu comunque recupererai almeno una parte del tuo investimento a scadenza.

È importante sottolineare che la protezione vale solo se il certificato è sottoscritto durante la fase di emissione e mantenuto fino a scadenza. Se lo acquisti successivamente sul mercato secondario, avrai una protezione diversa, legata al prezzo di acquisto effettivo.

Approfondiamo alcune delle loro caratteristiche.

Come funziona la protezione

La protezione del capitale in questi certificati avviene attraverso un livello di protezione stabilito in fase di emissione, che può essere totale (100%) o parziale (ad esempio 90%, 80% o inferiore). Il livello è l’importo minimo che riceverai a scadenza, indipendentemente da quanto sia sceso il sottostante.

Immagina di investire 10.000 euro in un certificato con protezione al 100%: anche se l’attività sottostante crollasse del 40%, riceverai comunque 10.000 euro. Con una protezione all’80%, invece, il minimo garantito sarebbe 8.000 euro. Quanto più bassa è la protezione, tanto più rischi una perdita, ma al contempo aumenta la possibilità di rendimenti superiori in scenari di mercato favorevole.

La partecipazione ai rialzi

Naturalmente, non è tutto protezione: il certificato ti consente anche di beneficiare dei movimenti positivi del sottostante. Se l’attività sottostante sale, parteciperai a questo rialzo in base a un fattore di partecipazione predeterminato. Il fattore può essere 100% (partecipi completamente al rialzo) oppure inferiore (ad esempio 80% o 60%), il che significa che guadagni una percentuale ridotta rispetto alla performance dell’attività sottostante.

In alcuni certificati è presente anche un Cap (tetto massimo), un limite superiore al rendimento: oltre una certa soglia di rialzo, i tuoi guadagni vengono “congelati”. Un ulteriore vincolo che esiste perché il costo di proteggere il capitale e garantire una partecipazione ai rialzi deve trovarsi da qualche parte.

Il costo della protezione

Qui arriviamo al punto delicato: la protezione ha un costo. Quando sottoscrivi un certificato a capitale protetto al valore nominale di 100 euro, in realtà il prezzo “equo” dello strumento è inferiore, solitamente 97-98 euro. La differenza rappresenta una commissione occulta che già incorpora parte dei costi di strutturazione del prodotto.

Inoltre, a causa di questa protezione che “costa”, i rendimenti potenziali risultano inferiori rispetto a un investimento diretto nel sottostante. Se il mercato rialza del 20%, il certificato non ti farà guadagnare il 20% intero, ma una percentuale ridotta. Proteggere il capitale significa rinunciare a parte dei profitti.

A chi conviene investire in capital protected?

I certificati a capitale protetto sono pensati per investitori che hanno aspettative rialziste sul sottostante ma desiderano tutelarsi dal rischio di ribasso. Sono particolarmente adatti se:

  • Hai una bassa tolleranza al rischio ma non vuoi tenere il denaro in banca con rendimenti minimi
  • Desideri partecipare al potenziale rialzo dei mercati senza sopportarne il pieno rischio
  • Hai un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e vuoi mantenere l’investimento fino a scadenza
  • Preferisci uno strumento semplice da comprendere rispetto a derivati più complessi

Rischi e considerazioni importanti

Sebbene la protezione sembri rassicurante, è essenziale capire che protezione non significa garanzia assoluta. Se l’emittente del certificato (una banca o un istituto finanziario) dovesse fallire, la protezione potrebbe venire meno. Per questo, è opportuno verificare il rating creditizio dell’emittente prima di investire.

Inoltre, se acquisti il certificato sul mercato secondario a un prezzo superiore al valore nominale (ad esempio a 140 euro), rischi una perdita nella quota eccedente. La protezione ti garantirà comunque il rimborso a 100 euro, ma avrai perso 40 euro.

Un altro aspetto riguarda la liquidità: se hai bisogno di vendere il certificato prima della scadenza, potrebbe essere difficile trovare un acquirente, specialmente per prodotti meno popolari. Il prezzo di vendita sul mercato potrebbe essere inferiore al valore teorico dello strumento.

Al netto di ciò, i certificati a capitale protetto rappresentano un compromesso tra sicurezza e rendimento. Sono adatti a chi vuole partecipare al rialzo dei mercati mantenendo una rete di protezione, ma con la consapevolezza che questa protezione comporta costi e limitazioni nei potenziali guadagni. Prima di investire, leggi attentamente il prospetto informativo, verifica la solidità dell’emittente e confronta le caratteristiche dei diversi certificati disponibili per scegliere quello più adatto al tuo profilo di rischio.

Se poi vuoi saperne di più, puoi sempre contattare un esperto inviando qui un’e-mail!